Articolo della Rubrica “Psiche era una donna”


“Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu” cantava Caterina Caselli negli anni 60.

Ed effettivamente nessuno ci può giudicare, però la paura del giudizio degli altri ci vincola e molto spesso ci blocca, impedendoci di esprimere quello che veramente pensiamo.

Questo non dire che cosa pensiamo o non dirlo fino in fondo, fa sì che ci si ritrovi spesso in quello stato un po’ indefinito di incompletezza, come se ci mancasse qualcosa, però la paura di non essere amati o di essere esclusi dall’altro è più forte e ci ricadiamo puntualmente.

Come guarire ed osare ad essere più autentiche?

Innanzitutto cominciando ad essere più indulgenti con noi stesse, cominciando cioè a giudicare meno noi stesse e a non pretendere quella perfezione assoluta a cui ostinatamente tendiamo.

L’essere meno perfette comporta necessariamente il coraggio di sbagliare, e quindi nuovamente di “subire” il giudizio altrui perché quando sbagliamo ci sentiamo al centro dell’attenzione, è come se tutti non avessero altro da fare se non cogliere i nostri errori.

Molto spesso sono solo sensazioni nostre, tutti sbagliamo e gli altri non sono lì pronti a vedere noi, anzi… sono preoccupati quanto noi del giudizio altrui e hanno paura di sbagliare quanto noi!

E poi ricordiamoci sempre che se sbagliamo abbiamo sempre la possibilità di recuperare chiedendo scusa, dopo ci sentiremo meglio. A patto di superare la nostra paura del giudizio degli altri.

La vera libertà è quella di poter essere semplicemente noi stesse.

Articolo a cura di Emanuela Barreri, originariamente apparso su Turin Business Network Donna https://tbndonna.it/categorie/rubriche/psiche-era-una-donna/

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