RIFORMA DEL TERZO SETTORE Decreto Legislativo 3 Luglio 2017, n.112

La Riforma del Terzo Settore entrata in vigore il 3 agosto 2017 mira a riordinare tutta la normativa riguardante gli enti del Terzo Settore.

La parola riforma è la più appropriata per indicare lo scopo principale del decreto legislativo, che ha come obiettivo:

1) Raggruppare in un Registro nazionale tutte le tipologie di enti non commerciali che da ora in poi si dovranno chiamare Enti del Terzo Settore (ETS). Vengono suddivise in 7 nuove tipologie:
1) organizzazioni di volontariato;
2) associazioni di promozione sociale;
3) imprese sociali incluse le attuali cooperative sociali (per le quali è previsto un decreto legislativo a parte);
4) enti filantropici;
5) reti associative;
6) società di mutuo soccorso
7) altri enti (associazioni riconosciute e non, fondazioni, altri enti diversi dalle società, costituite per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità solidaristiche e di utilità sociale.
Gli Enti del Terzo Settore, per continuare ad usufruire delle agevolazioni fiscali, saranno obbligati, all’iscrizione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (denominato RUNTS). Il Registro avrà compiti di verifica amministrativa e fornirà ai terzi una pubblicità simile a quello del Registro delle imprese, raccogliendo anche i relativi bilanci di esercizio e, per gli enti con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate superiori ad 1 milione di euro, anche i bilanci sociali.

2) Abrogare diverse normative, come quella sul volontariato (266/91), quella sulle associazioni di promozione sociale e quelle sulle Onlus.
Gli enti che hanno la qualifica di Onlus dovranno iscriversi al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.
Nulla viene detto sulle associazioni sportive dilettantistiche (ASD), che al momento restano normate dalle normative previgienti e quindi sono le uniche che possono ancora usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla legge 398/91.

3) Ridefinire il sistema tributario agevolato
Vengono stabiliti i criteri di distinzione tra attività commerciale e non in materia di imposte sui redditi. In linea generale si considerano non commerciali quando sono svolte a titolo gratuito o dietro versamenti di corrispettivi che non superano i costi effettivi.
Vengono previste diverse modalità di determinazione delle imposte, in linea generale, gli Enti del Terzo Settore non commerciali, possono optare per una determinazione forfettaria del reddito d’impresa applicando all’ammontare dei ricavi commerciali un coefficiente di redditività diviso per scaglioni al quale andranno aggiunte le plusvalenze, le sopravvenienze attive, i dividendi ed interessi e i proventi immobiliari.
Non sono soggetti all’imposta sulle successioni, donazioni, alle imposte catastali e ipotecarie.
– Le modifiche statutarie per adeguare gli statuti sono esenti dall’imposta di registro se hanno lo scopo di adeguare gli atti a modifiche o a integrazioni normative.
– Gli immobili posseduti dagli enti non commerciali del Terzo settore, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività non commerciale sono esenti dall’imposta municipale propria (Imu).
– Le erogazioni liberali in denaro o in natura a favore degli enti del Terzo Settore non commerciali (per un importo complessivo di 30.000 euro) possono essere detratte del 30% dall’imposta sul reddito delle persone fisiche

4) Disciplinare le operazioni straordinarie tra Enti, in particolare le trasformazioni e le fusioni;
 Semplificare l’ottenimento della personalità giuridica. Il notaio dovrà verificare i requisiti presenti dallo statuto e trasmetterli al Registro unico nazionale del Terzo settore. L’iscrizione richiede un patrimonio unico di 15.000 euro per le associazioni e 30.000 euro per le fondazioni.

5xMille
Rispetto alla disciplina precedente, le nuove norme allargano la platea dei destinatari del beneficio, estendendola a tutti gli enti del Terzo Settore iscritti nel Registro unico nazionale.
Viene previsto un meccanismo di erogazione dei contributi più veloce, una diversa ripartizione delle risorse e un meccanismo di trasparenza per il quale i beneficiari dovranno rendere conto dell’utilizzo delle risorse loro attribuite dai cittadini.
Vengono fissati i criteri di riparto delle quote del 5xMille, stabilendo l’importo minimo erogabile a ciascun Ente. E’ importante ricordare che i beneficiari del contributo non possono utilizzare le somme ricevute per coprire le spese sostenute per pubblicizzare il 5xMille, pena il recupero del contributo utilizzato.

Decreto sull’impresa sociale
Vengono definite imprese sociali quelle che esercitano in via stabile e principale una o più attività d’impresa di interesse generale per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.
Tali imprese devono essere costituite con atto pubblico e destinare gli utili e gli avanzi di gestione allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio.
Al fine del presente decreto si considerano imprese sociali:
– Quelle che svolgono in via principale un’attività di interesse sociale e i relativi ricavi “sociali” sono superiori al 70% dei ricavi complessivi dell’impresa;
– Quelle che svolgono un’attività di interesse generale, come ad esempio: interventi e prestazioni sanitarie, educazione, istruzione e formazione professionale, nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa, interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente, ricerca scientifica di particolare interesse sociale, radiodiffusione sonora a carattere comunitario.

Si tratta di “una legge particolarmente innovativa” per quattro ragioni:

1) Amplia i campi di applicazione dell’impresa sociale
, allargandole a settori come il commercio equo, l’alloggio sociale, il microcredito, l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e l’agricoltura sociale;

2) L’impresa sociale può destinare una quota inferiore al 50% degli utili e degli avanzi di gestione annuali, ad aumenti gratuiti di capitale sociale, ad erogazioni gratuite in favore di altri enti del Terzo settore diversi dalle imprese sociali;

3) Potranno partecipare a queste organizzazioni sia i soggetti del Terzo Settore, ma anche, se pure in forma limitata e non di controllo, i soggetti profit, imprese o amministrazioni pubbliche;

4) Si è varata una misura di incentivo agli investimenti analoga a quella per le start-up innovative. Chi ad esempio investe 100 in queste imprese potrà riavere, grazie a deduzioni e detrazioni, il 30% delle risorse investite.

E’ importante ricordare che l’impresa sociale dovrà tenere il libro giornale, il libro degli inventari, redigere e depositare presso il registro delle imprese il bilancio d’esercizio, nonché pubblicare sul proprio sito internet il bilancio sociale.


Questo articolo riporta solo una prima stesura, la quale potrebbe essere sensibile a rettifiche, nel caso in cui ci fosse, vi assicuriamo celerità nel comunicarvelo con un nuovo articolo, restate connessi!


Articolo a cura di Stefano Ginepro

Photo by Matthew Guay on Unsplash

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