L’ansia per il pagamento delle tasse è molto diffusa: anche se non lo vogliamo ammettere; parlare di denaro non è mai piacevole e vorremmo non doverlo mai fare, sperando inconsciamente che il problema si risolva da solo.

In altri casi vogliamo “toglierci il dente” subito, per cui affrontiamo il problema tasse di corsa, tutto e subito, lamentandoci del commercialista che è lento e non si occupa di noi.

Nei casi più gravi, il pensiero diventa ossessivo e può portare malesseri fisici, che magari non vengono immediatamente collegati al tema del pagamento delle imposte, ma che invece lo sono.

Purtroppo lo Stato non riesce a contenere quest’ansia e anzi la alimenta, inviando controlli e verifiche con anni di ritardo, quando ormai si è convinti che tutto sia stato saldato. In un mondo sempre più veloce e orientato al futuro, il rapporto con il Fisco rimane in sospeso per anni, minando la reciproca fiducia.

Una soluzione potrebbe essere il considerare la dichiarazione dei redditi come una pre-dichiarazione, da verificare con l’Agenzia delle Entrate entro un lasso ragionevole di tempo, per esempio 6 mesi, in modo da definire per entrambe le parti il dovuto una volta per tutte. Salvo evidentemente il caso di illeciti di ampia portata, per i quali si possono prevedere tempi più lunghi.

Il numero di persone che vorrebbero dormire sonni tranquilli (avendo il “placet” dell’Agenzia delle Entrate che quanto dichiarato è stato controllato e risulta corretto) è enormemente più alto di quanti commettono frodi.

Come cercare di affrontare l’ansia da tasse?

Non ci sono rimedi “ chiavi in mano” che valgono per tutti, ma ognuno deve trovare la propria soluzione.
Sicuramente può essere di aiuto osservare le proprie emozioni parlandone, senza nascondere il problema. Spesso i problemi vissuti in solitudine appaiono molto più grandi di quanto non lo siano effettivamente e il pagamento delle tasse è uno di questi, perché non abbiamo piacere di parlarne, talvolta neppure con il commercialista.

Inoltre, spesso non sappiamo l’importo che dobbiamo pagare, perché il sistema saldo-acconti crea un meccanismo che si arrotola su sé stesso e rende molto difficile prevedere l’importo esatto da pagare, importo che non è mai costante ma anzi varia di volta in volta. Questo altalenare del quantum da pagate crea ansia, perché tutti vorremmo pagare una cifra fissa prestabilita, in modo da organizzarci e mettere da parte i soldi.

Può essere utile guardarci intorno e vedere che anche gli altri hanno il nostro stesso problema: spesso pensiamo di essere i soli a trovarci in questa situazione, mentre non lo siamo.

Come possono fare i commercialisti per contenere l’ansia dei clienti e non entrare a loro volta in questo vortice?

Sicuramente organizzandosi per tempo e contattando i clienti, fissando le date in cui potranno visionare i conteggi delle imposte, dando quindi un limite di tempo che possa aiutare il cliente ad avere una sorta di traguardo-limite che lenirà l’ansia dell’attesa.

Il silenzio non premia, ma al contrario agita, per cui fissare dei punti fermi è molto utile.

Certo, c’è la possibilità di non riuscire a terminare i conteggi per tempo, però allo stesso modo c’è la possibilità di ricontattare il cliente per comunicare con sincerità che non siamo riusciti a finire i conteggi e che quindi dobbiamo spostare l’appuntamento. Tanto alla fine le tasse vanno pagate, anche le nostre come commercialisti, che, alla fine, sono sempre le ultime che calcoliamo.

Contenuto tratto da Sistema Ratio – www.ratio.it

Photo by Pablo Varela on Unsplash

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