Nella vita lavorativa come nella vita privata tendiamo spesso a paragonarci agli altri e a voler essere come loro.

Purtroppo questo atteggiamento determina una sensazione di inferiorità e di inadeguatezza che ci procura malessere e sposta in continuazione l’attenzione sugli altri, portandoci a mettere in atto azioni che non sempre portano ai risultati voluti proprio perché non sono del tutto “nostre”.

In ambito lavorativo, per esempio, tendiamo a copiare soluzioni organizzative che altri hanno attuato senza adattarle alla nostra realtà, lamentandoci poi che non funzionano.

Il confronto con gli altri è sicuramente utile perché ci può far capire che cosa possiamo cambiare o in che cosa possiamo migliorare, ma copiare asetticamente che cosa fanno gli altri non funziona, perché ogni realtà lavorativa ha una propria peculiarità che richiede soluzioni fatte su misura o se non altro adattate alla singola realtà.

Il confronto sociale con l’altro è poi particolarmente faticoso quando ci si misura sul tema denaro, perché siamo spesso intimamente convinti che agli altri le cose vadano meglio e che guadagnino più di noi.

Il nostro desiderio è di essere come loro e di avere il loro stesso stato sociale, che spesso idealizziamo perché non vediamo che anche gli altri hanno problemi e difficoltà o perché i problemi e le difficoltà dell’altro non vengono mostrati, volutamente o meno.

Non è mai facile mettere in mostra le proprie difficoltà in un mondo in cui il successo si misura in base all’apparenza, in cui tendiamo a ostentare una ricchezza che non sempre abbiamo, attraverso i beni materiali che utilizziamo, auto o casa o studio professionale, alimentando nell’altro invidia e imitazione.

Negli ultimi anni di crisi questo fenomeno si è intensificato perché, nonostante i margini di guadagno inferiori e le perdite su crediti aumentate, non sempre il tenore di vita è sceso, sentendosi ognuno in dovere di mantenere quell’immagine di “professionista che socialmente ci si aspetta e generare aspettative reciproche tra colleghi.

Questo perché ognuno di noi vorrebbe essere come l’altro che vede più bello e più ricco, dimenticando che il confronto più costruttivo è con se stessi, nel cercare di migliorarci e di essere sempre più autentici.

Ognuno sa di avere punti deboli e margini di miglioramento, che vanno affrontati a prescindere dagli altri. Concentrandoci sui successi degli altri, veri o presunti, rischiamo di inseguire obiettivi altrui che ci possono distrarre dal perseguire i nostri, impedendoci di diventare “il meglio di noi stessi”.

Emanuela

Emanuela Barreri

Articolo uscito originariamente su Ratio Quotidiano il 03/04/2019.

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