L’IMU degli immobili strumentali all’attività d’impresa e arti / professioni potrà essere portata in deduzione dal reddito nella misura del 40% anziché del 20% come originariamente previsto.

È quanto annuncia la legge di bilancio per il 2019 (art. 1 comma 12 L. n. 145/2018), che modifica l’art. 14 comma 1 del D.Lgs. 4.3 .2011 n. 23. La novità in commento, in assenza di ulteriori chiarimenti, entrerà in vigore dal periodo di imposta 2019.

In questo modo si incrementa la percentuale di deduzione parziale dell’IMU dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo relativa agli immobili strumentali.

La normativa in oggetto fa riferimento agli immobili strumentali, sia per natura sia per destinazione, precisamente:
strumentali per natura identificati nelle categorie A/10, B, C, D ed E a prescindere dal loro utilizzo;
strumentali per destinazione, ossia quelli realmente ed esclusivamente utilizzati direttamente per lo svolgimento dell’attività d’impresa, a prescindere dalla categoria catastale.

Il requisito fondamentale per ottenere l’agevolazione è quello dell’esclusività, pertanto gli immobili devono essere utilizzati esclusivamente per lo svolgimento dell’attività d’impresa.

È quanto precisa la circolare dell’Agenzia delle Entrate 10/E/2014 , rilevando che non rientrano nell’ambito oggettivo gli immobili cd. promiscui, vale a dire quelli utilizzati sia per l’attività d’impresa (o professionale) e sia per scopi personali.

Per quanto riguarda gli immobili posseduti dai professionisti è opportuno precisare che si considerano strumentali solamente quelli destinati esclusivamente allo svolgimento dell’attività di lavoro autonomo (a prescindere dalla categoria catastale di appartenenza), non esistendo in tale contesto la nozione di immobile strumentale per natura.

In ossequio ai criteri di deducibilità, l’Agenzia delle Entrate con la medesima circolare n. 10/E/2014 ha precisato che per i soggetti titolari di reddito di impresa costituisce costo deducibile l’IMU di competenza di un certo periodo di imposta a patto che l’imposta sia stata pagata dal contribuente.

Ne consegue l’esclusione dalla deducibilità per l’anno 2018 dell’l’IMU tardivamente versata nel 2019, benché resti un costo di competenza del periodo di imposta 2018 , tuttavia indeducibile in tale periodo di imposta in assenza del pagamento.

Nella suddetta fattispecie la deducibilità resta confermata nel successivo periodo di imposta 2019 all’atto del pagamento. Pertanto, l’IMU relativa all’esercizio 2018 è deducibile nella misura del 20% nel modello Redditi 2019 solo se l’imposta sia stata pagata nel medesimo anno.

Diversamente, nel caso in cui l’imposta relativa all’anno 2018 non sia stata pagata nel 2018 (si suppone per intero per semplicità), ma successivamente nel l’anno 2019, la deduzione del 20% avverrà nel modello Redditi 2020 attraverso una variazione in diminuzione nel quadro RF.

Come prima enunciato, a partire dall’IMU dovuta per il 2019 invece la deduzione aumenta al 40%, con primo impatto nel modello Redditi 2020 (periodo d’imposta 2019), in cui sarà possibile ​beneficiare di tale aumento, sempre a patto che l’imposta di competenza del 2019 sia stata pagata nello stesso anno.

Per quanto riguarda invece i soggetti titolari di redditi di lavoro autonomo, secondo l’Agenzia delle Entrate (circ. 14.5.2014 n. 10, risposta 8.2) si applica il principio generale dell’art. 54 co. 1 del TUIR che dispone la deducibilità per cassa dei componenti negativi di reddito di lavoro autonomo.

Pertanto, l’IMU è deducibile nell’anno in cui avviene il relativo pagamento, anche se tardivo.

Se la norma non sarà modificata, l’ammontare della perdita di gettito, dovuto al raddoppio della deducibilità IMU sugli immobili strumentali, sarà pari a 166,9 milioni annui per il triennio 2019- 2021.

Di cassa, con un acconto IRES/IRPEF del 75% e del 30% per l’addizionale comunale, la perdita sarà pari a 290,3 milioni di euro nel 2020 e a 166,99 milioni nel 2021 e 2022.

Le stime, riportate nella Relazione Tecnica alla Legge di Bilancio, sono state eseguite sulla base dei dati dichiarativi IRES/IRPEF, individuando la variazione in diminuzione relativa alla quota deducibile (20%) dell’IMU strumentale per un importo di circa 930 milioni di euro.

Allo stesso tempo, la norma consentirà vantaggi complessivi per le imprese, rispetto alla situazione relativa all’anno 2018, pari a 92 milioni di euro l’anno per il triennio 2019-2021.

Grazia

Grazia Imbesi
Grazia Imbesi

Photo by Nastuh Abootalebi on Unsplash

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